“ANCORA SANGUE NEL MEDIO ORIENTE”

Il 2009 è inziato con una nuova guerra: ossia con la continuazione della lunga scia di sangue che ormai si trascina da ben sessanta anni per l’intera zona mediorientale e direttamente contro il popolo palestinese da ben oltre quaranta. Una violenta “querelle” che dissangua e continua a dissanguare un intero popolo, quello palestinese, a cui è vietato e continua ad essere vietato di avere una terra, una Patria. Un conflitto, dicevo, che parte da lontano, da quel 1948 anno in cui a Ben Gurion si assegnò una terra madre per tutti gli Ebrei e da quel 1956, anno in cui si sfiorò una guerra mondiale per il petrolio; anno in cui insomma le due superpotenze classiche europee, Francia e Gran Bretagna intervennero direttamente nel Canale di Suez per cercare l’impedimento della stessa nazionalizzazione dei pozzi petroliferi allora minacciata ed in parte perpetrata dal Governo egiziano di Nasser. Ebbene già da allora, ossia dalla crisi petrolifera, la stessa creazione del medesimo Stato di Israele fu pagato in massima parte dal popolo palestinese con violenze, sgomberi forzati, convivenze impossibili, rastrellamenti, arresti, ecc. … ecc. … e ci volle tutta la diplomazia pacifica dell’Unione Sovietica nello stilare un piano di pace, sia per non far scoppiare la terza guerra mondiale, sia per avvicinare in una convivenza pacifica due popoli quello israeliano, (in verità ancora scosso dalle atrocità subite dai nazisti), quello palestinese: un piano di pace che esprimesse la volontà di avere due Stati e due popoli, con capitale comune in Gerusalemme. Ma tutto ciò si fece in modo che mai si avverasse: anzi quelle terre furono sempre più martoriate dagli interessi petroliferi imperialistici americani, che anche grazie allo Stato Israeliano costituitosi cercava di guidare la propria politica d’interessi ponendo come azione guida quella espansione coloniale tipica israeliana che attraverso i propri coloni tentava, e tende ancora oggi, di penetrare il più possibile in territorio palestinese, o conunque si spinge sempre più al di fuori dei confini geografici di Israele medesima. Crisi che in effetti sfociò poi nella “Guerra dei sei Giorni”, nel 1967, conflitto tra Egitto ed Israele, dove appunto le truppe israeliane sconfinarono nel Sinai, sulle alture del Golan, in Palestina, in Gisgiordania, nei territori della Linea di Gaza, ecc. … ecc. … guerra che poi fu anche ripetuta nel 1973, conflitti insomma che non hanno mai fatto abbandonare del tutto all’esercito israeliano le medesime terre sopra citate. Ossia non si è mai operato quella  operazione del totale ritiro degli stessi israeliani all’interno dei propri confini geografici nazionali, anzi hanno acquisito più forza gli stessi coloni israeliani per addentrarsi sempre più all’interno di quelle terre loro non assegnate.   Pertanto i soldati israeliani, da sempre occupanti terre altrui e difensori estremi dei loro connazionli, si sono macchiati di orrendi stragi, come quella di Chabra e Chatila, due campi profughi palestinesi in periferia di Beirut dove furono assassinati (comprese donne e bambini), ben 700 palestinesi civili innocenti, agli ordini di Sharon. E dopo ancora vari tentativi dei passati piani di pace: “La Linea Verde, Il Trattato di Pace di Ginevra” sottoscritti da israeliani e palestinesi puntualmente disattesi e irrealizzati: va avanti ancora questa guerra interminabile che si è sempre protratta oggi e negli ultimi periodi direttamente tra l’esercito israeliano e le Organizzzioni di Liberazione della Palestina (O.L.P.: Al Fatah; Hamas). E anche in modo indiretto tra Israele ed Egitto, tra Israele e Libano (Hezbollah), con i palestinesi sempre vittime poiché da sempre popolo errante e presente in tutto il quadro geografico del medio oriente.     Ed oggi, nel 2009, non può essere accettabile che un intero popolo venga messo in condizioni di non poter mangiare, né di potersi curare ed istruirsi: obbligato a convivere con mezzi pesanti da guerra (cingolati, carri armati, autoblindo) che circondano le case; piegato e sottomesso ad ogni sua rivendicazione alla legge della sferza; sorvolato da aerei che in picchiata mitragliano indistintamente e sganciano bombe micidiali comprese quelle vietate dal Tribunale dell’A.I.A. dette a grappolo; circondati da soldati che attendono inermi cittadini all’uscita delle loro case, aprendo il fuoco indiscriminatamente appena a giusto tiro. Si ricordi nel mazo 2008, appena trascorso, quando i nostri “media” parlarono de “Gli orrori di Gaza”. Infatti, il 5/3/2008, si parlò di 130 palestinesi trucidati, tra cui Amina, una neonata di 19 giorni, uccisa mentre era tra le braccia della madre e quest’ultima, ferita, lasciata sanguinare per ben tre ore senza che nessuno potesse soccorrerla.   Ed oggi, ancora a Gaza, in questo piccolo territorio, non ancora riconosciuto come stato sovrano, ma richiesto e dichiarato palestinese, confinante con Egitto ed Israele, di circa 360 Km2, con una popolazione di circa 1.500.000 di abitanti, si continua a morire. Terra insomma occupata durante la Guerra dei 6 Giorni dall’esercito israeliano dal lontano 1967, rilasciata nel 1994 ed oggi dal 2007, per volontà popolare amministrata nelle sue principali città quali Gaza, Rafah, dall’Organizzazione Liberazione Palestina Hamas, ma che secondo gli accordi di Oslo, la stessa Israele mantiene sotto le catene controllando il suo spazio aereo, (i suoi cieli), le acque territoriali, il suo accesso marittimo, l’anagrafe della popolazione, l’ingresso degli stranieri, le importazioni, le eportazioni, il sistema fiscale. Una situazione che vede lì gli israeliani altro che ritirati, bensi’ come veri e propri carcerieri… Una situazione terribile, per il popolo palestinese, che li ha portati, il 23/12/2008, a sconfinare in Egitto, oltre la città di Ramah, ad assaltare negozi in cui venivano venduti beni di prima necessità; azione che l’Egitto e Mubarak hanno sopportato comprendendo lo stato di necessità di quel popolo. Ma nello stesso tempo, il 6/7/2008, c’era stata la richiesta di tregua di Hamas, rivolta alla stessa nazione d’Israele, affinché si alleggerisse il blocco dell’isolamento economico: attendendo una riposta sino a tutto il 18/12/2008; risposta che purtroppo non c’è stata, evidenziando così, da parte di Israele che non c’è nessuna volontà di voler iniziare alcun dialogo o trattativa con il popolo palestinese, o con chi attualmente politicamente li rappresenta. A questa tregua non corrisposta, il 18/12/2008 Hamas ha annunciato la ripresa delle ostilità: il 27/12/2008 lancia i missili nel deserto di Hegev che feriscono alcuni cittdini israeliani. Di qui l’escalation della reazione spropositata iraeliana, criticata da tutto il mondo civile, “Operazione Piombo Fuso”, contro la Striscia di Gaza che ad oggi, ennesimo giorno di bombardamenti e principio del nuovo anno, conta di già oltre 520 vittime (inclusi il 25% di essi civili di cui ben quasi 90 i bambini) e circa 3000 feriti e tra questi (ben più di 500 ritenuti in condizioni gravi).  Ora addirittura è in corso anche la battaglia casa per casa: alla tregua si è preferita il combattimento all’arma bianca, alla baionetta e con l’uso da parte degli israeliani di fosforo bianco, come fu a Falluja. (Si precisa che gocce di questo elemento chimico al contatto della pelle umana prende fuoco).  Risultato che sangue chiamerà sempre altro sangue e le vendette seguiteranno: “Il presidente Abu Mazen (di Al Fatah), sempre più isolato e deligittimato, come la sua organizzazione politica (Fatah), ritenuta dai palestinesi da sempre (dai tempi del suo fondatore Yasser Arafat), collaborazionista dello Stato Ebraico e della C.I.A. Americana; mentre Hamas (Organizzazione Liberazione della Palestina più estremista di Fatah), sarà sempre più accreditata alla difesa del popolo palestinese, come lo sono d’altronde gli “hezbollah” in Libano e i “Fratelli Mussulmani” nello stesso Egitto. Oggi purtroppo la politica segna il passo sulla querelle israelo-palestinese, situazione insomma ormai incancrenica da troppo tempo e che forse non importa più di tanto a nessuno, considerato che Bush ha pubblicamente giustificato gli stessi spropositati massacri di Gaza, il governo italiano non vede più in là del lancio dei missili di Hamas (disconoscendo cosa c’è sotto), ed intanto Israele continua indisturbata nel suo genocidio, dichiarando semplicemente di voler rovesciare Hamas, costi quello che costi in vite umane. In conclusione, certo che sono da condannare le reazioni violente e disperate di Hamas (definita organizzazione terroristica), ma non si possono chiudere gli occhi (e mi riferisco almeno alle civili nazioni della vecchia Europa), sul criminale genocidio e martirio che il popolo palestinese paga e continua a pagare sulla sua pelle da oltre cinquanta anni, violentato nel suo diritto più importante che è e resta quello alla esistenza, alla vita.

TERAMO

Mario FERZETTI

“ANCORA SANGUE NEL MEDIO ORIENTE”ultima modifica: 2009-01-07T09:46:00+01:00da radioladynews
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